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Bosnia-Erzegovina: 10 anni dopo il massacro di Srebrenica, il più grave crimine

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Bosnia-Erzegovina: 10 anni dopo il massacro di Srebrenica, il più grave crimine

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in Europa dalla seconda guerra mondiale.

Decine di migliaia di persone si sono riunite nel cimitero di Po’toçari, di fianco all’ex caserma del battaglione ONU olandese che, all’epoca non difese la cittadina e consegno’ la popolazione civile bosniaca agli assedianti serbi. Tra le autorità, il presidente serbo Boris Tadic. Presente anche uno degli artefici degli accordi di Dayton,l’americano Richard Holbrooke. Tra gli assenti il procuratore del Tribunale penale internazionale dell’Aja Carla Del Ponte, per protesta contro il mancato arresto di Radovan Karadzic e Ratko Mladic, i responsabili, rispettivamente, politico e militare del massacro. Assente anche Kofi Annan, segretario generale dell’Onu, che ha però inviato un discorso letto dal suo rappresentante Mark Brown:“Abbiamo commesso errori gravi basandoci su una filosofia di imparzialità e non-violenza, ammirevole in teoria, ma inadatta al conflitto in Bosnia. Questo è il motivo per cui la tragedia di Srebrenica incomberà sempre sulla storia delle Nazioni Unite”. Esattamente l’11 luglio del ’95 le truppe serbo-bosniache passarono per le armi 8 mila musulmani di Bosnia, ne distrussero e ne dispersero i corpi in almeno 60 fosse comuni. Oggi in questo cimitero creato nel 2003 e che ospita più di 1300 vittime identificate sono state sepolte altre 610 vittime, mentre Karadzic e Mladic, accusati di genocidio, sono ancora a piede libero. La maggior parte degli abitanti sfuggiti al massacro non è più tornata a Srebrenica. La città si trova infatti nella Republika Srpska, la metà della Bosnia che gli accordi di pace di Dayton hanno assegnato ai serbi.