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Petrolio: WTI di nuovo a 60 dollari, Bush parla di energie alternative

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Petrolio: WTI di nuovo a 60 dollari, Bush parla di energie alternative

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L’uragano Cindy minaccia il golfo del Messico, e i prezzi del petrolio tornano a salire: venti forti e piogge rischiano di rallentare il lavoro delle raffinerie sulla costa meridionale degli States, di costringere al rinvio delle forniture, e gli stock pre-invernali potrebbero essere difficili da reintegrare. Ma è solo una delle ragioni che quest’anno hanno spinto costantemente al rialzo i prezzi: dai 39 dollari e mezzo al barile di gennaio (per il petrolio WTI) fino ai sessanta di questi giorni. Una dinamica interrotta solo per brevi periodi, tra un annuncio e l’altro, un aumento di produzione e l’altro. Un po’ per speculazione, un po’ perché il consumo mondiale è effettivamente cresciuto a causa anche del boom industriale cinese e indiano e della ripresa della produzione americana, un po’ anche perché i pozzi iracheni non si possono ancora dire riattivati, il petrolio è e resta caro, e lo stesso presidente del paese che più consuma pensa alle energie alternative: George Bush, in Danimarca, ha confermato che per ragioni di sicurezza nazionale e sicurezza economica gli USA hanno bisogno di diversificare rispetto ai combustibili fossili: “abbiamo elaborato una strategia e la comunicheremo ai partner in seno al g8”, dice. Tra l’altro, la prima vettura a idrogeno ad uso privato è stata commercializzata di recente proprio negli States, e, mentre milioni di americani riempiono i serbatoi per le vacanze, Bush è tornato a difendere la scelta americana di non sottoscrivere il procollo di Kyoto, ma ha detto di puntare ad una riduzione dei gas a effetto serra grazie alle nuove tecnologie.