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Il superdollaro specchio di un'economia forte

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Il superdollaro specchio di un'economia forte

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Un’economia forte ha bisogno di una moneta forte. Gli analisti spiegano in questo modo la rincorsa inarrestabile del dollaro nei confronti dell’euro. Gli Stati Uniti crescono più del doppio dell’Europa e il biglietto verde si adegua recuperando il terreno perso nei confronti della moneta unica europea.

Il crollo dell’euro dall’inizio dell’anno è inarrestabile. In sei mesi ha perso il 14% del suo valore. A gennaio era scambiato intorno a 1,34. Ora vale 1,19, dopo essere sceso anche a 1,18.. La Banca Centrale Europea, che si riunisce giovedì, non ha alcuna intenzione di correre ai ripari. Non cambierà politica: i tassi d’interesse resteranno immutati. L’alibi della bassa crescita europea non ha più effetto sui mercati. Basta dare un’occhiata alle cifre per capire che gli Stati Uniti viaggiano su livelli sconosciuti non solo all’Europa ma anche al Giappone. L’economia negli States crescerà nel 2005 del 3,6% mentre quella europea a malapena dell’1,6 e quella giapponese arranca. Tutti gli indicatori annunciano un’ulteriore crescita degli Stati Uniti ma Bruxelles sembra impotente. In stagnazione ormai da tre anni, alle prese con una difficile crisi politica accentuata dai no francese e olandese alla costituzione, l’Europa non trova le soluzioni. E insieme alla crisi cresce il malcontento, anche politico, nei confronti dell’euro: in Italia la Lega Nord, partito di governo, ha già raccolto 100 mila firme per ritornare alla lira.