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Carta d'identità sì o no? In Gran Bretagna è polemica

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Carta d'identità sì o no? In Gran Bretagna è polemica

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Domani, a Londra, la Camera dei comuni dovrà votare per la seconda volta il progetto di legge che istituisce la carta d’identità, sparita dal panorama britannico all’inizio del secondo dopo guerra.

Le associazioni per le libertà individuali già la detestano. Le minoranze etniche la temono. Per la maggioranza dei britannici costerà troppo. Legata al passaporto biometrico, la nuova carta d’identità elettronica doveva essere uno dei progetti-faro del terzo governo Blair, si sta invece rivelando un rischio per il premier, che ha quasi tutto il paese contro. Il documento conterrebbe i dati anagrafici e informazioni sulla nazionalità esull’eventuale status d’immigrato. Darebbe accesso a un registro contenente le misure biometriche individuali. Quasi 30 mila persone hanno già firmato una petizione contro sul sito web No2ID. Phil Booth di No2ID: “Molti si sentono moralmente offesi pensando all’intrusione del governo nella loro vita privata.” Ma le critiche non hanno solo un carattere etico. Molti dubbi si sono già levati sull’effettiva affidabilità dei dati biometrici. Ed è soprattutto suicosti per i cittadini che si è cristallizzata la polemica. Secondo il governo carta d’identità e passaporto, insieme, dovrebbero costare al massimo 93 sterline, cioè circa 135 euro. Ma i conservatori non ci credono. David Davis, ministro dell’interno del governo ombra tory: “I cittadini la assimileranno a una Poll tax di plastica. Pagare 100 sterline, magari fino a 300 sterline per i documenti…è una somma enorme”. Per l’esecutivo si tratta di un mezzo efficace contro il terrorismo, l’immigrazione clandestina e le frodi alla previdenza sociale. I detrattori rispondono che il sistema è talmente complesso che potrebbe essere esso stesso un obiettivo perfetto per i terroristi. E poi i sindacati hanno un sospetto. Eamon Coy, del sindacato GMB: “Esiste la possibilità che il governo venda i dati personali alle aziende private. E’ facile immaginare tutte le implicazioni che ciò potrebbe avere nel futuro, con i dati che finiscono nelle mani di chiunque, solo perché il governo vuol guadagnare per finanziare il disastro in cui si è cacciato”. Il Ministero degli interni definisce insensate tali supposizioni. Ma riconosce che le banche o altre società dovranno pagare per verificare i dati anagrafici dei propri clienti.