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Uzbekistan, un massacro nato da quindici anni di repressione

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Uzbekistan, un massacro nato da quindici anni di repressione

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Il massacro di Andijan e i suoi interrogativi: quanti morti e chi sono; e come tutto è potuto succedere. Il regime uzbeko ha rafforzato il sospetto d’aver mentito, impedendo la diffusione di immagini video, girate sabato, fino a lunedì. Cioè 3 giorni dopo la rivolta provocata dal processo a 23 uomini d’affari che lo Stato accusa di essere estremisti islamici.Martedì il presidente uzbeko ha respinto l’accusa secondo la quale l’esercito avrebbe sparato contro civili. Per Islam Karimov, i morti sono solo dei terroristi, una cinquantina dei quali stranieri.Quella di Andijan è la crisi più seria per il regime di Karimov, che da 15 anni esercita un potere quasi assoluto sulla repubblica ex sovietica. Eletto senza interruzioni dal 1991, Karimov ha prolungato i suoi mandati, a colpi di referendum, fino al 2007. L’opposizione è messa a tacere.La presenza di uno Stato laico nell’Asia centrale è gradita anche alla Russia, che ha sempre visto l’estremismo islamico come una minaccia che preme sui suoi confini.Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno trovato nell’Uzbekistan un fedele alleato che ha concesso importanti basi militari. I legami tra Washington e Tashkent si sono rafforzati dopo l’11 settembre e l’offensiva americana in Afghanistan.In posizione strategica nel cuore dell’Asia centrale, l’Uzbekistan è un bersaglio per l’estremismo islamico, in particolare il gruppo transnazionale Hizb ut-Tahrir che punta alla costituzione di un califfato globale governato dalla Sharia.Secondo i militanti di questa formazione, l’Asia centrale, con le sue ricchezze in materie prime, è matura per una rivoluzione islamica, in virtù della corruzione dilagante dei regimi infedeli e della presenza militare americana. Allo stesso tempo, però, Hizb ut-Tahriri nega di fare ricorso alla violenza per perseguire i suoi obiettivi.La popolazione dimostra di averne abbastanza di 15 anni di repressione e povertà. Il Paese si trova sul bordo di un abisso sociale ed economico: un motivo sufficiente per mettere in allarme la comunità internazionale prima che la situazione sfugga definitivamente a qualsiasi controllo.