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Belgio: la comunità francese si mobilita per il "si" alla Costituzione Ue.

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Belgio: la comunità francese si mobilita per il "si" alla Costituzione Ue.

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Un eventuale “no” della Francia al referendum del 29 maggio sulla Costituzione Europea preoccupa i francesi che vivono in Belgio. Due insegnanti di lingua francese sono convinti sostenitori del “si” e seguono con una certa preoccuzione le fluttuazioni dei sondaggi in patria. Julien è insegnante all’Alliance Francaise di Bruxelles: “L’opinione dei francesi qui a Bruxelles – dice – è generalmente favorevole al “si”: del resto siamo in contatto diretto con l’Unione Europea, e riusciamo a capire meglio il suo funzionamento e quali sono gli aspetti da modificare. A Bruxelles la comunicazione sull’Unione abbonda. A mio avviso è questo quel che manca in Francia.

I simpatizzanti del Partito Socialista Francese della sezione belga sono tendenzialmente più favorevoli alla Costituzione rispetto agli iscritti al partito in patria. Pierre-Yves Le Borgn’ è segretario della Federazione del Partito Socialista per i francesi all’estero: “Se in generale all’estero la gente è più orientata al “si”, o per lo meno dimostra al momento una tale tendenza, è proprio perchè costituiscono una specie di laboratorio per la vita europea. E’ gente che vive sulla propria pelle le conquiste della vita comunitaria: il coordinamento del sistema di sicurazza sociale, così come le sue carenze, ad esempio per quanto riguarda l’assistenza medica all’estero. Il leader locale del Partito popolare francese sta organizzando un meeting in un’hotel di Bruxelles: se l’impegno per il “si” del partito del presidente Chirac è a 360 gradi in Francia, non meno si stanno mobilitando i militanti all’estero. Secondo Georges-François Seingry, leader locale dell’Ump ed editore specializzato sulla Comunità europea, una vittoria del “no” sarebbe disastrosa. “Prima di tutto – dice Seingry – faccio fatica ad immaginare che i francesi riescano a rendersi conto all’utlimo minuto dell’importanza di questo passaggio, accantonando i problemi di casa propria per andare al cuore della questione. E se disgraziatamente dovesse vincere il no, a mio avviso entro al massimo 6, 10 o 12 mesi, bisognerebbe riproporre il quesito con un nuovo referendum”. La maggior paura per i francesi di Bruxelles è che Parigi possa restare completamente isolata in Europe proprio dopo esserne stata uno dei maggiori propulsori.