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Uzbekistan: 500 morti nelle repressioni. La condanna degli USA

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Uzbekistan: 500 morti nelle repressioni. La condanna degli USA

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La città di Andijan rimane sotto assedio mentre gli Stati Uniti prendono posizione nei confronti del governo dell’Uzbekistan per le sanguinose repressioni seguite alla sommossa di venerdì scorso.

Le autorità hanno ammesso un bilancio di 70 vittime, ma più testimonianze concordanti indicano la cifra di 500 morti come la più probabile. Ieri sera ad Andijan sono echeggiati nuovi spari e con lo scattare del coprifuoco si è diffuso anche il timore che il governo voglia procedere ad arresti di massa. Da Washington, che annovera l’Uzbekistan tra gli alleati, la reazione della diplomazia: “Siamo sconcertati nel sentire che le autorità uzbeche avrebbero sparato ai manifestanti venerdì. Noi condanniamo l’uso indiscriminato della forza contro civili disarmati – ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Richard Boucher – La violenza non può portare alla stabilità”. A Kara-Suu centinaia di uzbechi hanno ripreso la via della fuga verso il confinante Kyrgyzstan. Il governo di Taskent accusa gli estremisti islamici di essere all’origine dei sommovimenti. L’opposizione al presidente Islam Karimov parla invece di un gruppo di persone che invocava solo migliori condizioni di vita per la popolazione.