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L'Europarlamento vota in prima lettura la riforma dell'orario di lavoro

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L'Europarlamento vota in prima lettura la riforma dell'orario di lavoro

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Potrebbe essere la prima sconfitta di Tony Blair dopo il rinnovo del mandato. Diversi eurodeputati laburisti voteranno oggi in prima lettura a favore della fine dell’“opt out”, la deroga che consente ai britannici di lavorare più di 48 ore alla settimana. Una riforma votata il mese scorso dalla commissione lavoro del parlamento europeo. Se sarà approvata, la Gran Bretagna non potrà più stipulare contratti ad personam, che superano le medie europee.Su questo fronte, governo e opposizione a Londra sono sulla stessa lunghezza d’onda. Philip Bushmill-Mathews è un eurodeputato conservatore: “Forse non avremo una maggioranza schiacciante, ma certo non saremo soli, gran parte dell’opinione pubblica sarà favorevole al mantenimento dell’opt-out.L’individuo deve poter scegliere da solo quante ore lavorare, non dovrebbero essere i politici di Bruxelles a imporglielo”.Parole che potrebbero essere sottoscritte dallo stesso premier britannico.Ma la corrente di sinistra del Labour non la pensa allo stesso modo. E i socialisti europei non ragionano solo in termini di salute del lavoratore.“Tutti i lavoratori europei sono coinvolti – spiega lo spagnolo Alejandro Cercas -, perché anche se ci sono paesi che hanno regole migliori, se si mantiene l’‘opt out’, questo implica che altri paesi europei avranno giornate lavorative molto lunghe. Si rischia quindi di mettere in pericolo la salute, la sicurezza e anche la concorrenza leale tra gli stati membri”.La Commissione propone l’annualizzazione: il periodo di riferimento per verificare che un’impresa rispetti, in media, il tetto delle 48 ore potrebbe passare dai 4 ai 12 mesi. Un’ipotesi che però non convince i datori di lavoro britannici.