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L'Iraq può giocare un brutto tiro alla campagna elettorale dei labour

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L'Iraq può giocare un brutto tiro alla campagna elettorale dei labour

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Alla vigilia delle elezioni i laburisti sono accreditati di quasi quattordici punti di vantaggio sui conservatori, ma la guerra in Iraq bussa alla porta di Tony Blair, al numero 10 di Downing Street. Alcune associazioni di familiari di soldati, morti durante il conflitto hanno richiesto all’esecutivo di aprire subito un’inchiesta sulla legalità della guerra, se ciò non avverrà porteranno in tribunale il governo Blair.

Rose Gentle, la portavoce di un gruppo chiamato “fermate la guerra” dice: “Ho perso mio figlio. Tony Blair me lo ha ucciso. Questo conflitto era illegale. Lo pensano anche altre famiglie che hanno perso i propri cari per le bugie di Blair. Siamo determinati. Il primo ministro deve pagare per questo”. Blair sembra però avviato a conquistare il terzo mandato consecutivo dopo le vittorie nel 1997 e nel 2001. L’esito finale della consultazione non sembra in discussione, ma il calo di consensi provocato dalla guerra in Iraq potrebbe comunque costare seggi in parlamento.

Anche i conservatori sono estremamente preoccupati dei sondaggi. Il loro leader, Michael Howard, negli ultimi giorni ha cercato di spiegare il programma dei tories cambiando in corsa una campagna elettorale impostata sugli attacchi personali a Blair. Fra le promesse del partito che fu di Margaret Thatcher, una maggiore attenzione alla sanità, anche se non sembra che questo abbia convinto gli indecisi. Terzo incomodo nella competizione il partito liberaldemocratico di Charles Kennedy, accreditato di un 22%, che punta a intercettare il voto dei laburisti delusi ed essere considerato la reale alternativa ai conservatori.