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Dionigi Tettamanzi, "papabile" italiano nel segno della continuità

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Dionigi Tettamanzi, "papabile" italiano nel segno della continuità

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Lo hanno soprannominato “il predestinato”, il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi. Ma al settantunenne prelato a cui non fa difetto la giovialità sarebbe stato bene anche l’appellativo di “sorridente”. Alla morte di Giovanni Paolo II, monsignor Tettamanzi è il papabile italiano con le migliori chanches.

Cardinale dal 1988, Tettamanzi arriva alla testa della Diocesi di Milano, la più grande d’Europa, a luglio del 2002 per volontà di papa Giovanni Paolo II che lo chiama a sostituire Carlo Maria Martini. La profonda la stima del pontefice nei suoi riguardi ha alimentato l’immagine del “predestinato”, ma ha anche attizzato le inevitabili gelosie nella curia romana. Rispetto a Karol Woytila, Tettamanzi incarna la continuità: vicino alla gente, uomo pratico e realista, e insieme pastore, intellettuale e politico. Nato vicino a Milano nel 1934, fino al 1989 resta un semplice sacerdote. Dopo l’ordinazione vescovile è ad Ancona e poi a Genova, dove, durante il G8 nel 2001, parla di “scontro tra capitale e lavoro” e critica globalizzazione e neoliberismo. Piccolo, rubicondo e sorridente, Tettamanzi è spesso paragonato a Giovanni XXIII, il papa buono, e non è apprezzato solo dagli ambienti progressisti: ad altri infatti non dispiace il suo conservatorismo sul piano morale. Nonostante ciò, su Tettamanzi sono piovute le accuse di rivoluzionarismo, quando ad esempio, criticò la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. In quella occasione il quotidiano Il Foglio, molto vicino al premier italiano Silvio Berlusconi, lo definì, con qualche ironia, “l’ultimo comunista”.