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Paul Wolfowitz, il "falco" che dirigerà la Banca Mondiale

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Paul Wolfowitz, il "falco" che dirigerà la Banca Mondiale

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Il prossimo presidente della Banca Mondiale di Washingon è un newyorkese di 61 anni, di origine ebraica, laureatosi nelle migliori università americane, dove ha pure insegnato per lunghi periodi. Ma Paul Wolfowitz è noto soprattutto per essere tra i teorici della destra neoconservatrice americana. Sino a ieri numero 2 del Pentagono, oggi dice che “lavorare per la Banca Mondiale gli darà la stimolante opportunità di migliorare la vita di un miliardo di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno in condizioni di estrema povertà.”

Dichiarazioni volte a sfumare la sua immagine di falco tra i falchi, come già fece lo scorso dicembre, recandosi nelle zone sinistrate dallo tsunami, in India come in Indonesia. Paese, quest’ultimo, che conosce bene per esservi stato ambasciatore Usa negli anni Ottanta. Il disastro provocato dal maremoto è stata l’occasione per gli Stati Uniti di riavvicinarsi militarmente ed economicamente a Giakarta. Ben più di un falco allora, “velociraptor”, lo definì tre anni fa il prestigioso settimanale britannico Economist, una sorta di animale predatore, rapido nel pensiero e nel movimento, deciso a imporre i valori americani nel mondo, unica garanzia alla sicurezza globale. Sin dall’amministrazione di Bush padre Wolfowitz aveva chiesto la testa di Saddam – dopo l’11 settembre la sua teoria è diventata pratica. Pilastri essenziali della sua dottrina sono la guerra preventiva e la guerra al terrorismo. Guerra come atto di autodifesa contro due categorie di nemici, gli “stati canaglia” e i terroristi islamici. L’uomo Wolfowitz presenta però caratteristiche meno bellicose: anzi, gli amici parlano di un idealista, per il quale mantenere la potenza americana e migliorare le sorti del mondo coincidono. La sua compagna è araba e femminista, dicono i bene informati, e lui è uno dei pochi neoconservatori a favore della creazione di uno stato palestinese.