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Europa e lotta al terrorismo: molti progressi ma ancora non bastano

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Europa e lotta al terrorismo: molti progressi ma ancora non bastano

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Con gli attentati dell’11 settembre il mondo ha avuto la netta percezione della minaccia globale rappresentata dal terrorismo. A partire da tale data gli europei hanno dunque definito un piano d’azione.

Prima tappa: una definizione generale del terrorismo e un minimo comune denominatore per i reati e le sanzioni previste. Un impegno preso nel giugno del 2002 ma che alcuni stati hanno tardato a mettere in pratica. La misura principale è la creazione di un mandato d’arresto europeo che permette alla giustizia di agire senza chiedere l’autorizzazione delle autorità politiche. L’Italia è l’unico paese a non aver ancora ratificato la legge. Sin dal settembre 2001 il presidente degli Stati Uniti George W Bush ha dato il via alla caccia ai finanziatori del terrorismo. Gli europei hanno aderito alla missione congelando i beni di persone e organizzazioni accusate di aver legami finanziari con terroristi. L’11 marzo 2004 sono proprio gli europei, e per la precisione la Spagna, a entrare nel mirino del terrorismo internazionale. Si cerca allora di potenziare l’arma giuridica. Attualmente è in corso un dibattito sull’armonizzazione delle regole sulla conservazione delle banche dati telefoniche e informatiche. Gli operatori dovranno conservare le tracce delle comunicazioni per almeno un anno. Nel campo finanziario è stata fissata a diecimila euro la somma massima di denaro liquido trasportabile all’estero. L’unione ha anche intensificato la lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Nel quadro di questa missione la cooperazione tra Europol ed Eurojust è destinata a rafforzarsi dal primo di maggio con la nascita di una agenzia per la gestione delle frontiere degli stati membri. A questa si agggiunge una nuova unità per migliorare lo scambio delle informazioni. “A Bruxelles dice il coordinatore europeo della lotta antiterrorismo Gijs de Vries abbiamo creato un centro dove gli specialisti dei servizi segreti possono scambiare le loro informazioni sulle minacce terroristiche interne ed esterne all’Europa. I ministri dell’interno oggi sono meglio informati di prima ma mancano ancora alcuni elementi per pefrezionare la ocllaborazione, per esempio un riconoscimento delle prove presentate da uno stato membro per processare e far condannare un terrorista in un altro paese membro”. I poteri di Gijs de Vries restano per ora limitati. Ma anche se gli attentati di Madrid hanno dato un impulso all’azione dell’Unione in materia di terrorismo, sono ancora gli stati membri a decidere sul terreno.