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Bush-Putin: no a Iran e Corea del nord nuclearizzati

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Bush-Putin: no a Iran e Corea del nord nuclearizzati

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A Bratislava, il realismo ha prevalso sull’idealismo. Partito per dare una lezione di democrazia a Vladimir Putin, George Bush ha finito col rassicurare la Russia sul suo ruolo di partner strategico per gli Stati Uniti, in materia di sicurezza e relazioni internazionali. E questo era quanto il Cremlino voleva.

Nella conferenza stampa che ha chiuso il vertice russo-americano, il capo della Casa bianca ha detto: “Anche se non concordiamo su certe questioni, visto quello che abbiamo realizzato negli ultimi 4 anni e quello che vogliamo fare nei prossimi 4, ciò che abbiamo in comune è molto di più di quel che ci separa. E il presidente russo gli ha risposto sullo stesso tono: “E’ ovvio che la Russia e gli Stati Uniti condividano molti interessi a lungo termine, obiettivi strategici e sicuramente un alto grado di responsabilità di fronte ai nostri rispettivi popoli e ai popoli degli altri paesi, quando è in gioco la sicurezza internazionale”. Bush e Putin si sono detti concordi sul fatto che né l’Iran, né la Corea del nord debbano possedere armi nucleari. Sull’Iran, in particolare c’erano state frizioni poiché la Russia ha aiutato Teheran a costruire una centrale atomica, e il timore di Washington è che l’Iran si serva della tecnologia acquisita per scopi militari. Quella di Bratislava era l’ultima tappa di Bush in Europa, il presidente è ritornato negli Stati Uniti. La sua offensiva del sorriso sembra essere stata un successo diplomatico. Ma nei rapporti euro-americani restano dei punti d’ombra: sull’Iran, ma anche sulla vendita di armi alla Cina, sulla corte internazionale di giustizia dell’Aja e sul protocollo di Kyoto.