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La gestione delle donazioni: altro rompicapo del dopo-tsunami

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La gestione delle donazioni: altro rompicapo del dopo-tsunami

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Cerimonia commosssa e atmosfera suggestiva in Tailandia, dove a migliaia si sono dati appuntamento per ricordare le vittime della catastrofe naturale che ha sconvolto il paese.

In uno stadio di Phuket, l’isola meta turistica dove ancora si contano le vittime, i monaci buddisti hanno animato la cerimonia, iniziata al tramonto. Il sud della Tailandia è stato tra le zone più colpite dall’onda anomala: le vittime ufficiali sono oltre cinquemila, ma quasi altrettanti sono i dispersi. Questo solo per la Tailandia perché il numero totale dei morti in tutta la regione del sudest asiatico supererà probabilmente i 150mila. India, Sri Lanka e Indonesia i paesi più colpiti. Qui i senzatetto sono almeno mezzo milione. Gli aiuti internazionali in generi alimentari cominciano ad arrivare ma ancora a migliaia sono costretti a frugare tra le macerie per potersi alimentare. La gestione dei fondi che arriveranno pone altri problemi: diversi operatori umanitari hanno fatto notare che malgrado le pressioni dei paesi donatori perché gli aiuti economici vengano spesi subito occorreranno anni per ricostruire interi villaggi cancellati dall’onda anomala. Quanto ai fondi stanziati, eccezionali come eccezionale è stata la catastrofe, si potrebbe giungere a due, forse tre miliardi di dollari, ma per centinaia di migliaia di rifugiati questo equivalrà a solo qualche centinaio di dollari a persona.