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Tsunami. Caos negli aiuti.

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Tsunami. Caos negli aiuti.

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Dopo aver pianto i quasi 150 mila morti, un terzo dei quali bambini, adesso bisogna pensare ai vivi, ai sopravvissuti del maremoto del 26 dicembre. Un esmpio: le isole nord-occidentali dell’Indonesia, Sumatra in particolare, una delle zone più disastrate: quasi 300 mila persone si ammassano nei campi-profughi e il flusso aumenta di ora in ora.

Cosa trovano gli sfollati in questi campi: tende improvvisate, un’aleatoria distribuzione di acqua e viveri, ma niente servizi igienici, i rifiuti non vengono raccolti – e il rischio epidemie è altissimo – e non c‘è sicurezza. Si parla già di bambini scomparsi, di donne violentate. Nelle zone più occidentali della provincia di Aceh, non c‘è nenache questo e i primi soccorsi arrivano solo 8 giorni dopo il disastro con questi elicotteri americani, carichi di acqua e biscotti. Portare aiuto a queste popolazioni, sparse in 12 paesi, in aree relativamente distanti fra di loro, spesso isolate, rappresenta uno sforzo logistico colossale, una scommessa che la comunità internazionale deve vincere.