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Tessile no limits: si teme l'invasione di prodotti cinesi

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Tessile no limits: si teme l'invasione di prodotti cinesi

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Il 2005 sarà l’anno della rivoluzione del tessile. Dal primo gennaio sono state eliminate le quote sulle importazioni, che duravano da trent’anni. Nei supermercati troveremo con maggiore facilità, jeans e magliette prodotte nei paesi piú disparati. Una maggiore concorrenza che si traduce in un buon risparmio per i consumatori. Si calcola che una famiglia media di quattro persone riuscirà a risparmiare circa 270 euro in un anno.

A trarre vantaggio sarà soprattutto la Cina, già leader mondiale del settore. Pechino detiene il 28% del mercato, nei prossimi anni, secondo gli analisti potrebbe conquistare fino alla metà delle importazioni destinate agli Stati Uniti. L’industria europea si è preparata per tempo, puntando sulla qualità, sul design e prodotti di alta gamma. Ma questa ristrutturazione, negli ultimi due anni è già costata il posto di lavoro a 50 000 persone solo in Italia. E si teme che in futuro ci possano essere nuovi tagli. Se queste sono le cifre in Europa, saranno soprattutto i paesi poveri asiatici ed africani a far le spese dell’invasione cinese. Un milione di persone potrebbero perdere il proprio lavoro in Bangladesh, che deve resistere anche all’agguerrita concorrenza dell’India, altro gigante del settore. L’Europa, con l’Italia in prima linea, è pronta ad adottare misure, nell’ambito dell’organizzazione mondiale del commercio, per combattere la vendita sotto costo.