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Janez Potocnik, neo Commissario europeo alla Scienza e alla ricerca, si trova

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Janez Potocnik, neo Commissario europeo alla Scienza e alla ricerca, si trova

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ad affrontare il difficile problema di rendere l’Europa di nuovo competitiva nel campo della ricerca scientifica.In un’intervista esclusiva a Euronews, Potocnik, spiega il suo punto di partenza: il rapporto dell’ex primo ministro olandese, Wim Kok, che denunciavauna mancanza di azione politica. Tra i rimedi suggeriti da quel rapporto, l’aumento deciso degli investimenti su ricerca e sviluppo per rendere l’Europa attraente ed evitare cosi’ la fuga dei cervelli. Dunque un compito non facile per il nuovo commissario… Ho scoperto che lei ha intrapreso uno dei lavori piu’ pericolosi in Europaperchè nel suo ufficio si nasconde un mostro enorme e pericoloso, chiamato burocrazia.

“Si’, è cosi’. Ma nello stesso tempo vi sono nascoste anche una grande sfida e molte aspettative da parte della ricerca, della scienza.Il messaggio del rapporto Kok era molto chiaro: dobbiamo cambiare le priorità, dobbiamo mettere la conoscenza ai primi posti e farlo velocemente! Penso sia molto importante focalizzarci su questo ma naturalmente il mostro della burocrazia è in agguato… Non è facile ma cercheremo di fare del nostro meglio. I ricercatori dicono che è molto difficile ottenere finanziamenti e che perdono troppo tempo per le pratiche…. Si’ è uno dei problemi piu’ grandi. Ma parliamo di quello che stiamo già facendo, perchè già esiste un piano d’azione. Il mio intento è di creare un gruppo di piccole e medie imprese e gruppi di ricerca, che aiuteranno chi dovrà lavorare alla semplificazione delle procedure. Dunque stiamo già affrontando il problema… I capi di Stato e di governo dell’Europa si sono incontrati a Lisbona e hanno stabilito che se vogliamo raggiungere il Giappone, se vogliamo stare al passo con gli Stati Uniti, allora dobbiamo investire molto in ricerca e sviluppo. Ma guardando i dati, oggi, non sembra sia stato fatto. Perchè? “Perchè semplicemente non ci stiamo focalizzando su azioni concrete, come dovremmo. Ma, tornando a Lisbona, è importante capire il messaggio: da un lato c‘è la crescita, la competitività, l’occupazione, dall’altra la sostenibilità che significa: aspetti sociali e ambientali. Nell’Unione Europea non puoi non tener conto di questi aspetti. Fa parte della nostra vita. E, per farlo, devi sapere che cio’ che lega questi aspetti è una cosa sola: la conoscenza. Per questo penso che si debbano aumentare gli investimenti sulla conoscenza, perchè è la sola che, a lungo termine, ci consentirà di risolvere i problemi di cui lei ha parlato. Alcune persone, alcuni Stati, dicono: basta soldi, altri, invece, reclamanosomme enormi di denaro per la ricerca. Come possiamo affrontare questo conflitto? Questo naturalmente farà parte del dibattito a livello europeo, quando discuteremo del bilancio dell’Unione e spero che le proposte della Commissione prevarranno. Ad esempio, il proposito di raddoppiare i fondi nella prospettiva pero’ di cambiare il modo in cui vengono distribuiti, nel senso di una maggiore crescita, orientata all’impiego… E visto che stiamo parlando di soldi per la ricerca, dobbiamo anche considerare che due terzi dei finanziamenti dovrebbero arrivare dal settore privato. Dunque dobbiamo creare le condizioni per fare ricerca in Europa, per far tornare i ricercatori che se ne sono andati, per far rimanere le aziende in Europa. Sono punti imprescindibili… Si’ è in atto una preoccupante fuga di cervelli: molti ricercatori di grande livello stanno lasciando l’Europa per gli Stati Uniti: come possiamo fermare questo fenomeno? O come trasformarlo in una “circolazione di cervelli”? “Sono d’accordo sul fatto che sia un problema. Ma non intendo ostacolare la mobilità. Penso sia davvero molto importante che la gente viaggi, che si scambi la conoscenza… E’ vero pero’ che dobbiamo affrontare questo problema…Dobbiamo pensare agli scienziati europei, a come tenerli in Europa. Ma vogliamo anche attrarre scienziati da fuori Europa, ad esempio dai paesi in via di sviluppo. Creare una sorta di “carta degli scienziati”, per esempio,sarebbe un passo importante. In parole semplici, essere piu’ attraenti. Lei è un commissario: deve fissare delle priorità. Deve intraprendere delle azioni in tempi rapidi, prima di affrontare questioni di lungo termine.Come farà? Innanzitutto rafforzando questa ricerca collettiva che è già partita, poi focalizzandoci sulle “scienze di base”. C‘è, ad esempio, la proposta di creare un “Consiglio europeo di ricerca”; infine puntando sulle infrastrutture per la ricerca. Vorremmo incoraggiare la mobilità, di cui parlavo prima, che ha portato e porta sempre un grande successo. Si tratta di questo… Le politiche della ricerca sono un argomento scottante. Per fare un esempio concreto, le cellule staminali: è uno degli argomenti piu’ discussi oggi, perchè chiama in causa la religione. Lei è favorevole o contrario alle staminali? Dovrebbe esserne autorizzato l’utilizzo in tutta Europa? Si’ o no? Non è semplice rispondere. Ci sono tipi diversi di ricerca sulle staminali. Ad esempio quelle che trattano cellule adulte, e su questo non ci sono voci contrarie. Ma poi ci sono le staminali embrionali e qui si pongono questioni etiche. Dunque non è una risposta facile. Si dovrebbero tenere in considerazione questioni etiche ma è pur vero che si dovrebbe anche guardare a quel che potremmo raggiungere con la ricerca, quali sono le promesse in ballo.