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Yukos. La vendita non piace agli USA

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Yukos. La vendita non piace agli USA

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La nazionalizzazione, di fatto, del nocciolo duro della Yukos si attira lecritiche degli Stati Uniti. L’amministrazione americana esprime il proprio disappunto e mette in guardia il Cremlino dai possibili contraccolpi negativi per l’economia russa.

Tutto è cominciato domenica scorsa quando una misteriosa società, la Baikalfinansgroup, ha acquistato all’asta la Yuganskneftegaz, fiore all’occhiello del gruppo petrolifero privato in via di smembramento. Altro colpo di scena l’altro ieri sera, quando la società ombra viene acquisita da Rosneft, compagnia pubblica russa. Per il presidente russo Vladimir Putin, tutto regolare: “Credo che le recenti compravendite siano avvenute nell’ambito della legalità delle regole di mercato. Come ho detto in Germania, tutte le compagnie statali, anche quelle possedute al cento per cento dallo stato possono partecipare, come chiunque, a questo tipo di asta. Cio’ significa che hanno esercitato solo un loro diritto”. Ora Rosneft detiene l’undici per cento delle ricchezze petrolifere del paese e già si parla di una possibile fusione con Gazprom, altra gigantesca partecipata statale. L’obiettivo del Cremlino pare dunque quello di riaccentrare i settori strategici dell’economia. Senza nominarlo, nella conferenza stampa di ieri, Putin ha lanciato una stoccata all’ex azionista di maggioranza di Yukos, nonché oppositore politico, Mikhail Khodorkovsky. Il presidente russo ha parlato degli uomini d’affari che hanno approfittato del caotiche privatizzazioni degli anni 90 per impossessarsi dei gioielli del paese.