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Turchia in Europa, oggi il si dei capi di stato e di governo

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Turchia in Europa, oggi il si dei capi di stato e di governo

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Ore decisive per l’eventuale via libera ai negoziati di adesione della Turchia all’Unione europea. Oggi si riuniscono a Bruxelles i capi di stato e di governo per decidere l’inizio formale del processo di allargamento ad Ankara. Salvo colpi di scena sempre possibili, la decisione dovrebbe essere positiva.

Recep Tayyp Erdogan, capo del governo turco, in un articolo per il tedesco Bild ha detto che l’Europa farebbe un errore se limitasse la sua identità al solo cristianesimo, a spese di una utile integrazione. Nonostante l’attesa della Turchia duri da quaranta anni, non tutte le questioni legate al suo ingresso in Europa sono state risolte. Resta ancora della strada da fare sui diritti umani, il rispetto delle minoranze e l’economia, e tutto ciò viene ora usato per giustificare i dubbi. Austria e Francia i più contrari, con qualche rilevante eccezione: “I negoziati non sono l’adesione”, dice il presidente francese Jacques Chirac. “Serviranno altri sforzi che potranno durare dieci o quindici anni prima che la Turchia adotti le nostre regole, i nostri valori sui diritti umani e l’economia di mercato”. Chirac non esclude che i negoziati possano venire sospesi se il cammino verso le riforme non trovasse conferma, lasciando intravvedere perfino l’ipotesi di un referendum confermativo in Francia. Ieri il parlamento europeo di Strasburgo aveva detto si all’apertura dei negoziati di adesione. Nonostante la richiesta dei popolari di scrutinio segreto, l’assemblea si è espressa con 407 voti a favore, 262 contrari e 29 astenuti. La pronuncia del Parlamento non ha valore giuridico ma solo politico.