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La candidatura della Turchia riapre inevitabilmente il caso cipriota


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La candidatura della Turchia riapre inevitabilmente il caso cipriota

La divisione di Cipro è d’ostacolo all’ingresso di Ankara nell’Unione, e ancora una volta il dossier cade in un momento comunitario delicato, come sottolinea Rusen Ergec, professore di diritto costituzionale alla Libera Università di Bruxelles.

“Il problema di Cipro sarà nuovamente sul tavolo della discussione e sarà un problema spinoso da trattare: la Turchia deve riconoscere Cipro, l’amministrazione greca di Cipro,il governo greco di Cipro, dal momento che si tratta di uno stato membro dell’unione”. Cipro, la cui parte meridionale ha aderito all’Unione il 1°maggio scorso, è divisa in due. All’indomani della divisione, nel 1974, la Turchia ha stanziato 30 mila soldati nella zona settentrionale, la Repubblica turca di Cipro riconosciuta solamente da Ankara. Poco prima dell’allargamento dell’Unione, un piano per la riunificazione delle due anime dell’isola, il cosiddetto piano Annan, era stato respinto dai greco ciprioti, mentre i turchi l’avevano approvato massicciamente tramite referendum.Solo la parte greca, quindi, ha aderito al club comunitario.

Stando così le cose, il presidente greco cipriota Tassos Papadopoulos potrebbe esercitare il suo diritto di veto per impedire l’apertura dei negoziati con Ankara. Ma in pochi ritengono che si arrivi fino a questo punto. Bocciando il piano Annan, Cipro è entrata nell’Unione portandosi dietro il fardello della separazione, che sempre di più assume i contorni di un affare interno.

Ancora Rusen Ergec: “Il problema del riconoscimento di fatto può porsi, in questo caso la Turchia farebbe, senza ombra di dubbio, un passo in avanti. Accettando questo stato di cose, i greci potrebbero chiedere, come contropartita, delle concessioni, come ad esempio, rivedere alcuni punti controversi del piano Annan” La tensione è destinata a salire, viste anche le ultime dichiarazioni del premier turco Recep Erdogan, che ha ribadito: è fuori discussione il riconoscimeto prima del 17 dicembre, riconoscimento, ha sottolineato, che non ha niente a che vedere con i criteri di Copenhagen, stabiliti per l’adesione.
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