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Il protocollo di Kyoto: la storia e i problemi

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Il protocollo di Kyoto: la storia e i problemi

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La febbre della terra non guarirà con un’aspirina. Gli scienziati prevedono che le temperature globali potrebbero crescere di quasi sei gradi entro il 2100 rispetto ai livelli del 1990, e calcolano che bisognerebbe ridurre le emissioni dei gas responsabili del riscaldamento globale del 60 per cento.Ma l’aspirina, il protocollo di Kyoto, è necessaria per avviare la terapia.Firmato nel 1997 dai paesi industrializzati che si impegnavano a ridurre entro il 2012 le emissioni dei gas a effetto serra del 5 per cento rispetto al 1990, non è ancora entrato in vigore.Ma manca poco: accadrà il 16 febbraio prossimo, grazie alla ratifica del parlamento russo negli scorsi mesi. Un sì, quello di Mosca, concesso in base a calcoli politici ed economici, ma comunque un sì indispensabile.L’accordo era infatti che il protocollo entrasse in vigore una volta che fosse stato ratificato da 55 paesi industrializzati che emettono il 55 per cento dei gas serra. Per superare questa soglia, si poteva contare solo sulla Russia, con il suo 17 per cento di emissioni, dopo che nel 2001 il paese maggiormente responsabile dell’inquinamento del pianeta, gli Stati Uniti, ha ritirato la propria adesione al protocollo di Kyoto. La ragione: costi troppo alti e un testo lacunoso per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo.Un argomento, quest’ultimo, non senza fondamento: proprio i paesi in via di sviluppo emettono oggi il 40 per cento dei gas, e nel 2025 avranno superato le emissioni dei paesi industrializzati. Allo stesso tempo, proprio il rifiuto da parte degli Stati Uniti di aderire al trattato non aiuterà certo a convincere paesi come l’India, il Brasile o la Cina a rinunciare al proprio sviluppo in nome del bene comune. L’occidente dovrà essere in grado di offrire a questi paesi soluzioni alternative che ne favoriscano lo sviluppo economico senza aggravare la febbre planetaria.