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Crisi politica in Portogallo. Il paese al voto anticipato

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Crisi politica in Portogallo. Il paese al voto anticipato

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Il Portogallo a febbraio alle urne per il rinnovo del parlamento. La data non è ancora certa ma il presidente della repubblica Jorge Sampaio ha avviato la procedura di scioglimento dell’assemblea legislativa, congelata però fino a quando non sarà approvata la legge finanziaria.

Da quel momento il capo dello Stato avrà 60 giorni per indicare quando i cittadini saranno chiamati alle urne. Il premier Pedro Santana Lopes ha detto di accettare la decisione del presidente ma di non condividerla. Secondo fonti vicine a Sampaio la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stata le dimissioni del ministro dello sport Henrique Chaves appena quattro giorni dopo aver assunto l’incarico. Ma l’inizio della crisi risale a quasi cinque mesi fa. Tutto è cominciato a luglio, dalle dimissioni dell’allora premier portoghese José Manuel Durao Barroso. Chiamato a presiedere la Commissione europea, il premier comunica la decisione di lasciare il governo al presidente della Repubblica Jorge Sampaio e rassicura i portoghesi: “Lascio le mie funzioni in un momento di stabilità politica per il nostro paese”. E’ a questo punto che Jorge Sampaio prende una decisione a lungo criticata: non convoca nuove elezioni, come richiesto dall’opposizione socialista e dal 55% dei portoghesi, ma affida la formazione di un nuovo governo alla maggioranza di centro destra. “Invieró la richiesta formale – dichiarava Sampaio – al presidente del partito Social-Democratico”. E cosí è il sindaco di Lisbona a diventare primo ministro, Pedro Santana Lopes. La nomina dell’ex presidente dello Sporting Club del Portogallo, nonché commentatore sportivo, è contestata persino dalle file del Partito social-democratico. Sono in molti a ritenere che Santana Lopes non abbia una formazione adeguata per dirigere un governo la cui priorità è riequilibrare i conti pubblici. I suoi detrattori lo accusano di nascondere le lacune dietro a discorsi populisti. Il primo scivolone arriva a ottobre. Le dimissioni apparentemente forzate del commentatore politico Marcelo Rebelo de Sousa scatenano un caso politico e fanno gridare alla censura. Il ministro degli affari parlamentari viene accusato di aver premuto per far allontanare il giornalista, lingua tagliente di un canale privato. Un caso che scoppia quasi contemporaneamente a un altro episodio imbarazzante: l’apertura dell’anno scolastico rimandata di due settimane. Alla data dovuta, il 50% degli insegnanti non erano ancora stati assegnati alle proprie cattedre. In quattro mesi alla testa del governo, l’impopolarità del premier ha toccato cifre record, il 55% di malcontento, neanche i peggiori momenti del conservatore Barroso e del socialista Antonio Guterres aveano fatto registrare un tasso simile. Alle prossime consultazioni il socialista Antonio Vittorino, ex commissario europeo alla giustizia, potrebbe tentare di riportare la sinistra al potere. Gli scenari politici restano comunque aperti.