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L'Ucraina sud-orientale agita lo spettro della scessione

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L'Ucraina sud-orientale agita lo spettro della scessione

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Entre a Kiev si chiede la testa di Viktor Yanukovich, per spalleggiarlo, l’est dell’Ucraina agita lo spauracchio della secessione. A Severodonetsk, ieri, i governatori delle regioni sud-orientali si sono messi d’accordo per indire referendum su un cambiamento di status, in senso autonomista, dei propri territori amministrativi, nel caso in cui l’elezione di Yanukovich venisse invalidata.

La regione di Donetsk è stata la prima a fissare la data, per dicembre. Se la situazione dovesse precipitare le altre seguirebbero a ruota. Le aree sud orientali dell’Ucraina sono le più ricche e le più industrializzate, è ovvio che lo spettro della secessione preoccupi molti a Kiev. L’opposizione minaccia di destituire e di perseguire penalmente i governatori ribelli. Con metà del paese in piazza e l’altra metà che pensa ad andarsene, il presidente uscente Leonid Kuchma mette in guardia: dall’inizio della crisi, il governo, bloccato, non riesce più ad onorare i propri impegni finanziari. Le casse dello stato hanno perso l’equivalente di circa 110 milioni di euro. L’Ucraina è sull’orlo del baratro economico.