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La ripresa economica stenta a manifestarsi nei 12 paesi di eurolandia.


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La ripresa economica stenta a manifestarsi nei 12 paesi di eurolandia.

Finisce cosi’ che per il terzo trimestre il prodotto interno lordo ha subito i contraccolpi negativi della corsa al rialzo dei prezzi del petrolio e del pessimismo che ha caratterizzato le famiglie europee dove langue la propensione ai consumi.

Risultato: a fine settembre il PIL su base annua nei 12 paesi della zona euro è sceso leggermente rispetto al trimestre precedente,assestandosi a quota 1,9%, riducendo cosi’ le chance di un’accelerazione dell’attività economica nel fine anno. Per il presidente della banca centrale europea Jean Claude Trichet: “L’andamento altalenante ma pur sempre alto del prezzo del petrolio rappresenta un significativo shock negativo per l’economia dell’area euro.A fronte di questa perdurante incertezza,gli indicatori di crescita evidenziano dati assai contrastanti.” I contrasti di cui parla il presidente Trichet sono nelle rilevazioni di crescita dei singoli stati della zona euro.Per il terzo trimestre a far peggio di tutti sono infatti le due principali economie europee:Francia e Germania che si devono accontentare di un omeopatica crescita dello 0.1% nettamente al di sotto delle aspettative dei rispettivi governi. Non chè vada di molto meglio in Italia.L’istat ha fermato il dato trimestrale del PIL appena sotto il mezzo punto,a 0.4%. Una quota che evidenzia la cronica debolezza italiana che, schiacciata da un debito del 106% del PIL, non riesce a rimettere correttamente in moto il sistema produttivo nazionale.
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