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Successione ad Arafat, una lotta che s'annuncia molto aspra

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Successione ad Arafat, una lotta che s'annuncia molto aspra

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La costituzione palestinese prevede 60 giorni di tempo per organizzare la successione al presidente dell’Anp. Ma i collaboratori di Arafat non hanno atteso la morte ufficiale del leader per discuterne. Chi verrà dopo il leader storico dei palestinesi? Le candidature piú scontate sono quelle dei “numeri due”: Ahmed Qorei e Mahmud Abbas, rispettivamente primo ministro dell’Anp e vicecapo dell Olp. Sono loro che hanno garantito la continuità del potere dopo la partenza di Arafat per Parigi.Ma il raís non ha ufficialmente nominato alcun successore. A meno che si riveli autentico un controverso testamento che indica in Faruk Kaddumi il suo erede. Impegnato nell’Olp, Kaddumi è conosciuto per le sue posizioni anti-americane e contro gli accordi di Oslo.Certo è che quanto avvenuto finora autorizza ipotesi di profonde lotte di potere. Partecipano alle riunioni delle tredici fazioni palestinesi anche i gruppi estremisti.“Siamo d’accordo che dobbiamo il piú possibile mostrarci come un popolo unito” dice Mohamed al Hindi, leader della Jihad islamica.“Dobbiamo fare di tutto per rafforzare la nostra unità – dice Samir Abu Zuhri di Hamas -. E dobbiamo fare in modo che in questo momento d’incertezza nessuno cerchi di prendersi tutte le responsabilità”.Proprio Hamas è considerato uno dei gruppi che raccolgono piú consenso tra i palestinesi. Un sondaggio effettuato nello scorso settembre poneva il suo responsabile di Gaza, Mahmud Zahhar, dietro Arafat nelle intenzioni di voto, seguito da Marwan Barghuti, che sta scontando 4 ergastoli in Israele.Chi viene dato come molto interessato al posto di Arafat è Mohamed Dahlan, 42 anni, ex ministro dell’interno dell’Anp, attualmente senza incarichi ufficiali. Ma molto attivo, pare, dietro le quinte. L’anziano raís l’ha voluto con lui a Parigi. Forse piú per allontanarlo da Ramallah che per farsi assistere.Proprio Dahlan viene indicato come responsabile dei disordini che nell’estate scorsa destabilizzarono l’autorità palestinese, con scontri a fuoco e sequestro di cittadini stranieri. Come conseguenza, ci fu una forte contestazione da parte della popolazione. Episodi che, rivisti oggi, fanno presagire una lotta di successione difficile e, forse, violenta.