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Bush-Kerry, testa a testa. Gli islamici degli Usa per il candidato democratico

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Bush-Kerry, testa a testa. Gli islamici degli Usa per il candidato democratico

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Martedi si voterà per l’elezione presidenziale più controversa nella storia degli Stati Uniti, e i sondaggi non riescono a predire chi sarà il vincitore. Il presidente uscente George Bush e il suo concorrente Kerry tirano le somme di una campagna elettorale che non ha lasciato nulla al caso. L’inquilino della Casa Bianca ha provato ad accreditarsi come l’uomo giusto per combattere il terrorismo, lo sfidante John Kerry a offrire una immagine più riflessiva, ma entrambi restano attorno al 47-48 per cento delle intenzioni di voto.

Una tendenza che non risentirebbe dell’effetto bin Laden, effetto temuto dopo la diffusione del suo ultimo messaggio. Secondo i media statunitensi l’uscita del capo di al-Qaeda non avrebbe conseguenze tra gli elettori. Nemmeno tra quelli di religione islamica, se si tiene conto di ciò che accade a Detroit, nel Michigan, dove l’importante comunità musulmana si è già espressa a favore di Kerry. Lo conferma Osama Siblani, direttore del periodico islamico-statunitense, Arab-American News. “Non voteremo per Bush: aveva promesso una amministrazione umile, ed è venuta fuori una arrogante. Aveva promesso di unire e non dividere, ma è riuscito a unire solo il mondo contro di noi”. Più che pro-Kerry, tra gli islamici del Michigan si coglie una posizione anti-Bush. Secondo molti, il presidente ha deluso le aspettative. “Frustrati dalle politiche di questa amministrazione molti musulmani hanno scelto Kerry. Saranno il settanta-ottanta per cento della comunità”, dice l’imam della moschea di Detroit. Secondo gli esperti di flussi elettorali, sono il tre per cento gli elettori ancora indecisi. Quanto basta per risolvere la partita, salvo colpi di scena, sempre possibili.