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Voto storico oggi alla Knesset, che potrebbe scrivere la parola fine a quasi quarant'anni di presenza a Gaza

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Voto storico oggi alla Knesset, che potrebbe scrivere la parola fine a quasi quarant'anni di presenza a Gaza

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Il voto al parlamento israeliano sul ritiro da Gaza è previsto per oggi ma i coloni interessati dal decreto di sgombero fanno falò della lettera che li informa della decisione del governo di stanziare tra i 200 e i 350mila dollari come indennizzo per ogni famiglia di coloni. “Non ce ne andremo da Gush Katif, dice una donna. Questa è la nostra casa. E adesso bruciamo queste schifosissime lettere.”

Sono circa tremila gli ebrei che vivono in insediamenti fortificati nella Striscia di Gaza, circondati da un milione e 300mila palestinesi. Se attuato il piano Sharon sarebbe il primo sgombero di colonie dai tempi della restituzione del Sinai all’Egitto, nel 1982. Il premier israeliano dovrebbe ottenere una maggioranza di 67 voti su 120,grazie al contributo di parte dell’opposizione di sinistra, che controbilancia l’ammutinamento degli estremisti del Likud, il partito di Sharon. “Vi sarà magari una maggioranza al momento del voto, dice Efraim Eitam, rappresentante del Partito Religioso Nazionale, ma è un giorno molto triste e pericoloso per lo stato di Israele. In ogni caso questo governo è destinato a durare ancora per poco.” I sondaggi dicono però che la maggior parte degli israeliani sostiene il piano Sharon. L’hanno ribadito ieri sera a Gerusalemme centinaia di attivisti.“Non ha senso restare nella Striscia di Gaza, dice una di loro. Non ci appartiene, non è la terra dei nostri padri, non abbiamo motivo di essere lì, non abbiamo nulla a che fare con piu’ di un milione di palestinesi.” La manifestazione si è conclusa al Muro del Pianto, dove sono state recitate preghiere per l’abbandono di Gaza.